Per una comunità educante al Quarticciolo

Comunità Educante Quarticciolo

“Per liberarsi non basta fuggire
bisogna insieme costruire
una terra senza padroni
né brutti né buoni.
Una terra felice ed onesta
dove nessuno ha fili in testa.
Se questa terra non c’è
la faremo io e te!”.

Gianni Rodari

 

Vogliamo fare un patto educativo di comunità nel nostro quartiere. Le scuole, le realtà associative e le istituzioni culturali attive nella borgata hanno bisogno di condividere strumenti. L’impegno che ciascuno di noi mette per sostenere le ragazze e i ragazzi nel loro percorso di crescita deve trovare forme di scambio e coordinamento meno episodiche.

L’obiettivo è quello di contribuire allo sviluppo delle capacità di ciascuno. Vogliamo che chi nasce al Quarticciolo o chi ci viene a vivere abbia le stesse possibilità di chi vive in contesti più agiati, perché “risanare” il nostro quartiere vuol dire smettere di considerare gli abitanti delle case popolari abitanti di “serie b”.

Per questo abbiamo bisogno di una comunità in cui è “l’intera collettività che ruota intorno ai più giovani. Una comunità che cresce “con” loro, e non solo per loro; che educa gli adulti del domani, ma che si fa anche educare e cambiare da loro”. È una sfida collettiva per vivere bene.

In questi mesi questa sfida è diventata ancora più dura, la realtà imposta dalla pandemia si è tradotta in nuove forme di esclusione. La didattica a distanza sta accentuando le diseguaglianze tra chi ha una casa grande e chi vive in sovraffollamento, tra chi ha una connessione internet ed un computer e chi si deve arrangiare col telefonino, tra chi ha possibilità economiche dignitose e chi non sa come campare.

Per questo il nostro impegno è ancora più urgente. Da solo nessuno dei soggetti che sottoscrivono questo patto può farcela. Insieme, in una comunità educante di quartiere, tutto è possibile.

 

Perché una comunità educante al Quarticciolo?

Il Quarticciolo è una delle periferie romane in cui è più forte l’esclusione sociale. Il quartiere è interamente patrimonio ERP e i 6000 abitanti che lo abitano vivono le problematiche tipiche dei quartieri di case popolari.

La distanza dal centro, l’assenza di servizi e di luoghi di aggregazione, lo stato di abbandono degli spazi pubblici e di quelli abitativi, il disagio sociale ed economico diffusi, gli alti livelli di disoccupazione si traducono in forme di segregazione residenziale.
Abitare in Borgata statisticamente vuol dire ancora oggi avere meno opportunità di avere un lavoro o essere in grado di comprarsi una casa, vuol dire smettere di studiare prima e avere buone possibilità di finire in carcere.

Nella biografia di chi abita i quartieri il rapporto con la scuola è decisivo. La dispersione scolastica è un fattore cumulativo di disagio. Molto spesso chi continua gli studi potrà provare a farcela e chi li abbandona con la licenza media sarà costretto ad arrangiarsi tutta la vita.

Secondo l’ISTAT, in Italia la dispersione scolastica nel 2011 era del 14%, su questo dato nazionale pesano profondi squilibri territoriali tra nord e sud del paese. Lo stesso discorso vale all’interno del Comune di Roma, con grandi variazioni percentuali su tutti gli indicatori di benessere e sviluppo sociale tra i quartieri del centro e gli eterogenei quartieri o aggregati di case che ne compongono le periferie.

Tra i diversificati ambiti urbani poco dentro o poco fuori il raccordo i quartieri di case popolari sono quelli “messi peggio”. Quarticciolo ha percentuali tre volte superiori di ragazze e ragazzi che terminano gli studi con il conseguimento della licenza media rispetto alle zone urbanistiche del centro della città, il tasso di abbandono scolastico è significativamente più alto anche di quartieri limitrofi della periferia storica come Centocelle o Tor Tre Teste caratterizzati da diversi livelli di mobilità sociale.

Questo non è solo un problema per chi avrà meno opportunità di realizzarsi, è l’intero organismo urbano che accumula elementi di fragilità. Non è un caso che in territori come il nostro, l’incidenza di giovani, anche minori, che entrano in contatto con realtà criminali sia molto elevata.

Siamo convinti che per intervenire serva potenziare l’intero processo formativo.
Lo sport, le attività artistiche, la socialità tra pari, l’alfabetizzazione informatica, gli stimoli culturali sono fondamentali per prevenire atteggiamenti di disaffezione alla vita scolastica.

Allo stesso tempo percorsi formativi collettivi sono il miglior antidoto a comportamenti antisociali in casa e in quartiere: imparare a conoscere sé stessi e gli altri per rispettarsi e rispettare, per dotarsi degli strumenti necessari ad affrontare vite difficili.

 

Come vogliamo intervenire

La dispersione scolastica al Quarticciolo è lo specchio dell’assenza di opportunità per i ragazzi e le ragazze della borgata. È una storia antica che si ripete quella dell’esclusione dei più giovani in periferia, il rischio è di pensare che sia immutabile.

A Roma, da decenni sono le esperienze di pedagogia popolare a farsi carico di sfidare questa inerzia. La prima scuola per gli operai nella casa del popolo di via Capo d’Africa, la Montessori a San Lorenzo, il maestro Manzi al carcere minorile, Albino Bernardini a Pietralata, Gianni Rodari al Trullo, don Sardelli al Mandrione, fino alle decine di scuole popolari e doposcuola che sono nati in questi ultimi anni.

Una “storia nostra” che non ci interessa cristallizzare in un’improbabile tradizione, vogliamo continuare a tenere viva la tensione alla sperimentazione e all’inclusione che queste esperienze rappresentano.

Attraverso il riconoscimento delle capacità e delle professionalità di ciascun attore della comunità educante e attraverso la condivisione di strumenti organizzativi e buone pratiche siamo convinti di poter sfidare lo stereotipo negativo con cui spesso vengono etichettati i quartieri popolari.

Il collegamento con le scuole del territorio è decisivo in un momento in cui, secondo Sant’Egidio, a Roma un bambino su tre rischia di abbandonarle in conseguenza delle difficoltà generate dall’emergenza Covid-19.

Vogliamo lavorare in rete, scambiare le informazioni, unire le forze come informalmente avviene da mesi. Diversi insegnanti hanno sostenuto le distribuzioni alimentari nella scorsa primavera, il teatro ha appena concluso una raccolta straordinaria di materiale scolastico per sostenere il doposcuola, la palestra popolare ha fornito tablet per la DAD integrando i dispositivi messi a disposizione dalle scuole stesse. Si tratta di organizzare questa ricchezza di scambi e mutuo appoggio.

Quello che è stato origine di uno stigma per un secolo può essere una risorsa per il riscatto della borgata: la natura chiusa e isolata dei suoi lotti è oggi congeniale al ripensamento delle attività all’aperto e distanziati. In una periferia cresciuta per lottizzazioni avere tanti cortili è un privilegio.

Crediamo sia necessario ribaltare la percezione di un quartiere privo di risorse valorizzando gli spazi pubblici aperti che ne caratterizzano l’architettura, approfondendo la storia e sviluppando la capacità narrativa di chi li abita.

Con la fotografia, con il fumetto, con gli spettacoli teatrali in mezzo ai cortili, con i match di pugilato in piazza, con la street art, con il parkour, con le arene cinematografiche. Vogliamo riappropriarci del diritto al gioco, all’attività sportiva, alla fruizione degli spazi pubblici. Vogliamo imparare insieme recuperando la memoria dei luoghi che abitiamo per trasformali radicalmente.

Con ogni mezzo necessario, perché nessuno resti indietro.

La comunità educante Quarticciolo è una rete di attivist*, associazioni, scuole e realtà culturali nata nel febbraio 2021 per sostenere il percorso formativo delle ragazze e dei ragazzi della borgata. Un patto educativo in una periferia complicata perché nessuno venga lasciato indietro. Attualmente la comunità educante ha rigenerato uno spazio verde incolto trasformandolo nel parchetto Modesto Di Veglia dove ogni giorno vengono proposte attività sportive e formative gratuite aperte a tutt*.

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