“un Al Di Qua e un Al Di Là”

Alternative Disability Quality Artists

“Esiste un muro” abbiamo dichiarato “e quindi esistono un Al Di Qua e un Al Di Là”.
Nell’Al Di Qua eravamo monadi solitarie ma ci siamo riunite, abbiamo dato nuovi nomi alle cose, ci alleniamo collettivamente ad essere forza eterogenea e compatta. Cerchiamo insenature nel muro per farlo crollare. Vogliamo contagiare con forza capillare l’Al Di Là, costruire nuovi spazi di possibilità, rileggere i meccanismi di partecipazione, diventare voce nel cuore del dibattito contemporaneo affinché il nostro corpo non sia la prima e ultima cosa che si dica di noi.
Vogliamo che nessun parli mai più a nome nostro!
Questa è la nostra prima uscita.

Ciao,
come stai?
Noi stiamo bene oggi perché abbiamo finalmente deciso di scriverti. E lo stiamo facendo da molto vicino, dall’Al Di Qua.

Siamo artiste e lavorat dello spettacolo accomunati dall’essere orgogliosamente portatrici di corpi disabilitati.
Non chiederti cosa sia La Disabilità, è la domanda sbagliata!
Chiediti invece Cosa ci rende disabili.
E tu? Cosa ti rende disabile?

Non sono i nostri corpi il problema, non le nostre competenze fisiche, motorie, sensoriali, neurologiche, cognitive. Noi non possiamo più accettare che sotto un unico confortevole termine dal sapore medico-scientifico vengano raccontati e appiattiti i nostri corpi, le nostre storie, le nostre mutevoli identità: non parliamo di disabilità ma di Esperienze Disabilitanti imposte da una società costruita sul modello di quell’unico essere umano occidentale, maschio, bianco, abile, sano, cis, etero.

E voi, vi siete sentite impotenti durante la quarantena?
Che esperienze disabilitanti avete avuto voi? Vi hanno lasciato cicatrici?
Ve le ricordate ancora?
Se Sì, ve ne prendete cura?

Parliamo di quella società che ha creato una scala di valutazione delle abilità, per poi selezionare i corpi e gli stili di vita che avevano diritto ad abitare il mondo, relegando gli altri a specifiche
periferie.
Per noi, per esempio, sono state costruite riserve naturali dove, ci viene detto, potremmo stare bene.

E tu? Pensi che noi ci stiamo bene nelle vostre riserve naturali?
Ci hai mai chiesto se vogliamo i “progetti inclusivi”?
Riuscite a notare la differenza tra “dare spazi di autonomia” e “concedere spazi controllati”?

Ci è stato detto che il nostro essere corpi marginalizzati è diverso dalle altre esperienze di minoranza.
Ci è stato insegnato a dire permesso, grazie, scusa.
Ci è stato imposto di non pretendere
C’è sempre stato una specialista, professionisti, artiste a spiegarci chi eravamo e cosa dovevamo fare.

Siete sicure che i “bisogni speciali”, per esempio di comprensione – ascolto – validazione, siano davvero necessità così speciali e non piuttosto di tutte?

Di noi, da sempre, discutono gli abili, e no, qui il maschile non è casuale.
Sui nostri corpi “gli altri” fanno esperimenti, creano visioni, scrivono narrazioni, traggono ispirazioni.

E tu, sei sicuro che sarai abile per sempre?
Siete sicure che le persone accanto a voi, adesso, siano tutte abili?
Siete sicuri di poter riconoscere una persona che subisce esperienze disabilitanti solamente guardandola in faccia?
Siete sicuru1 che una persona con disabilità nascosta si senta serena nello svelarsi? Perché?
Siete sicure che non subirebbe ritorsioni professionali?
Siete sicuru che quando sarete meno prestanti di adesso, e vi assicuro che accadrà, sareste pronte a rinunciare a lavorare?
Sareste pronti a delegare la vostra vita e le vostre ambizioni alle scelte di altri?
Se vi guardate attorno, quante persone con disabilità vedete in posizione lavorative di direzione/decisione/potere?

Che differenza c’è tra “far sentire una voce” e “appropriarsi di quella voce”?

Stella Young, drammaturga, giornalista e attivista australiana con disabilità morta nel 2014, è stata la prima a dire “I’m not your inspiration”.
Noi ora lo ripetiamo.
Lo moltiplichiamo.
Lo amplifichiamo.
“We are not your inspirations”.
Non siamo qui PER VOI. Siamo qui PER NOI.
Per prendere lo spazio che non ci è mai stato concesso.
Per costruire immaginazioni e non semplicemente alimentarne.

Per prendere parola.
Per creare un precedente a coloro che arriveranno dopo.

Per formarvi.
Per formarci.
Per smettere di essere eccezioni.
Siete sicur che vi aspettavate che ci fossimo anche noi?

Non ti preoccupare, non ci perdiamo di vista.
Ti chiamiamo noi,
presto.

Siate felici.

 


 

Sicuru NON è un refuso, giocano nel manifesto con tutti i modi di indicare il genere senza sceglierne uno come strategia non solo destabilizzante le diverse “categorie”, ma anche perché i vari asterischi e trattini utilizzati dai movimenti queer sono faticosi per le persone cieche, in quanto i software di lettura li riportano in parola: es. artist* viene letto come artist asterisco.

Al. Di. Qua. è un gruppo di artist e lavorat dello spettacolo con disabilità nato durante la pandemia globale del 2020 quando ha iniziato a confrontarsi e porsi domande, concedendo alle risposte il tempo della maturazione, a stare nel disaccordo, a scoprirsi molteplici e compless. Al. Di. Qua. Artists è composto da: Chiara Bersani, Diana Anselmo, Dalila D’Amico, Aristide Rontini, Giuseppe Comuniello, Valentina Alessandria, Claudio Gaetani, Giacomo Curti.

0 commenti

Invia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Gli articoli del Quadrimestrale

Editoriale

Un Manifesto è motore di desideri di cambiamento si scrive un Manifesto perché si desidera affermare un diritto, una idea, una visione del mondo: per indicare una prospettiva verso cui tendere un Manifesto è per qualcosa ed è contro qualcosa il Manifesto è agit prop...

Per una comunità educante al Quarticciolo

“Per liberarsi non basta fuggire bisogna insieme costruire una terra senza padroni né brutti né buoni. Una terra felice ed onesta dove nessuno ha fili in testa. Se questa terra non c’è la faremo io e te!”. Gianni Rodari   Vogliamo fare un patto educativo di...

L’arte non è un campo innocente

L’arte non è un campo innocente. In questo periodo stai lavorando? Sei in lotta? Riesci a fare entrambe le cose, o una esclude l’altra? Cosa ti incendia? Cosa ti dà respiro? Esistono rapporti di lavoro simmetrici all’interno del variegato mondo della produzione...

Le due immagini

Il doppio è un concetto presente, inteso come il raddoppiarsi di una realtà. Non è un pensiero del moltiplicarsi, differentemente, non essendo esponenziale, rimane un moto più intimo. Le due facce intese non come alternative l’una all’altra, ma come pluralità di...

Arcane forze manifeste

Chiara Lagani, attrice e drammaturga, scrive i testi originali degli spettacoli del gruppo Fanny & Alexander, con base a Ravenna e attivo in Italia ed Europa. Il gruppo, fondato da lei e da Luigi De Angelis nel 1992, gestisce attualmente a Ravenna gli ex-magazzini...

“un Al Di Qua e un Al Di Là”

“Esiste un muro” abbiamo dichiarato “e quindi esistono un Al Di Qua e un Al Di Là”. Nell’Al Di Qua eravamo monadi solitarie ma ci siamo riunite, abbiamo dato nuovi nomi alle cose, ci alleniamo collettivamente ad essere forza eterogenea e compatta. Cerchiamo insenature...

Più lento, più profondo, più dolce. Un manifesto asinino per l’intercultura

Intercultura E’ una specie di parolaccia, nata per creare un buco e poi provare a farci sopra un ponte di fragili assicelle. Una parola che ognuno la capisce come gli pare, indossando un sari sopra le scarpe da ginnastica, mangiando dal cinese, ascoltando musica...

Gender Variant

Tralasciando il caleidoscopico significato dell’identità, nel presente manifesto proviamo a concentrarci sull’identità di genere, ricercando il suo senso e significato compresi tutti i suoi riflessi sulla cultura e sull’individuo. L’esperienza transessuale o...

Per una nuova educazione musicale

Il senso profondo del fare musica non è esibirsi per l’applauso, il cachet o la gloria (anche, certo), ma è imparare a respirare con l’altro, imparare a stare in quel silenzio che precede e segue ogni fatto musicale, insieme e in ascolto. Stiamo imparando una volta...